mercoledì 14 novembre 2012

Sepsa, drugs and rock'n roll


La metropolitana di New York ha quasi 370 km di tracciato e 26 linee che la compongono; quella di Londra addirittura 460 per 13 linee e serve miliardi di passeggeri ogni anno con elevatissima frequenza delle corse, quella di Napoli ha 6 linee esistenti e 4 in costruzione (almeno in teoria) ed un numero imprecisato di stazioni e chilometri di sviluppo, che cambiano ogni giorno, in funzione dei resti romani che vengono scoperti nel sottosuolo. In pratica, troppi galli a cantà e nun schiara mai juorno…..in questi giorni, l’indice è puntato su Cumana, Circumflegrea e Circumvesuviana, vittime di ritardi, guasti a ripetizione, scioperi a sorpresa, deragliamenti e altri disastri, che rendono il loro (dis)servizio una continua sorpresa. Ma se Sparta piange, Atene non ride e così anche il trasporto su gomma è l’equivalente a 4 ruote della pietà del Michelangelo. La realtà è che non si sa nemmeno bene la colpa di chi sia: Sepsa, Circumvesuviana, EAV, Metronapoli e Comune, si rimpallano le responsabilità dei disservizi e, soprattutto, sono tutti senza l’ombra di un quattrino. La Comunità Europea, conoscendo i suoi polli, ci pensa mille volte prima di erogare qualsivoglia finanziamento e così autobus e treni rotti finiscono parcheggiati nelle rimesse, perché mancano i soldi anche per i ricambi più piccoli. Come fare allora per risollevare le sorti del sistema di trasporto su gomma napoletano? La soluzione ce l’abbiamo noi: sublimiamolo, surroghiamolo, anzi: ELIMINIAMOLO! Come dite? Un attimo, un attimo, lasciateci almeno il tempo di spiegare. Avete presente il nostro amico Vesuvio? 
Ecco, immaginate una bella eruzioncina di quelle simpatiche e osservate bene la lava come scende a valle, sfruttando la forza di gravità e scegliendo sempre la strada più agevole. Ecco, il nostro nuovo sistema di trasporto pubblico dovrebbe essere come quella colata lavica. Mettiamo il nostro bel “cratere” (chiamiamolo così, in modo da far vedere che siamo bravi anche col marketing) dove c’è il Cardarelli, e trasformiamolo in un enorme stazionamento di rollerblade collettivi (minimo 10 posti). Si, esatto, proprio i rollerblade, nati per sfruttare l’abbrivio dato dalle pendenze e lanciare i napoletani giù in posizione aerodinamica verso il lungomare. Mettiamola così: vi trovate in zona rione alto e dovete andare al lavoro a Piazza Carlo III. Invece di prendere la macchina o sudare 77 camicie alla ricerca del pullman perduto, vi fate quei 200 metri a piedi, calzate il vostro rollerblade comunitario guidato dai sapienti ex-autisti ANM addestrati all’uso, e vi lanciate come Tomba giù per i Colli Aminei, quindi per i Ponti rossi (qua il tracciato si fa tecnico) e, in pochi minuti e dopo aver allenato il vostro fisico, sarete seduti dietro la vostra scrivania. E poi, dal Cardarelli potrete arrivare al Vomero, a Chiaiano, Marianella, Piscinola, al Centro e, se vi va di fare un po’ di mezzofondo, anche a Fuorigrotta e Posillipo. Ecco, proprio a Capo Posillipo potremmo piazzare un “cratere” che consenta all’utenza di raggiungere il lungomare, Bagnoli, Coroglio, mentre la parte est della città con Stazione, Aeroporto, Cimitero e zona industriale, verrebbe coperta dal “cratere” di Piazza Capodichino, mentre Pianura, Soccavo e zone limitrofe sarebbero servite dal cratere dell’eremo dei Camaldoli. Come finanziare il progetto, direte voi. Bene,  prendiamo tutti i pullman in circolazione e vendiamoli.  Si, vendiamoli, tanto non serviranno più, e monetizziamo il più possibile. Con quei soldi, prendiamo una bella area dismessa della zona industriale, e ci impiantiamo una fabbrica municipalizzata di rollerblade (anche singoli, per stimolare la mobilità sostenibile presso i cittadini) da rivendere anche all’estero, una volta lanciata con successo l’idea. Il personale avanzato dalla riconversione verrebbe istruito a guidare i rollerblade di massa, a fare manutenzione e eventualmente spostato in fabbrica, quindi non si perderebbero posti di lavoro. Anzi! I siffatti rollerblade non sono certo facili da guidare, e le discese di Napoli hanno i loro bei punti critici. Questo diverrebbe lavoro per le imprese edili, impegnate a costruire chicane di rallentamento un po’ ovunque, e per le imprese funebri, impegnate a smaltire i resti di chi ci è rimasto nei tornanti di Via Morghen. E poi, la selezione naturale operata dai curvoni di Via Tasso, significherebbe molto lavoro per ospedali, policlinici universitari, medici generici e specialisti, schiattamuorti e, soprattutto, tanti nuovi contratti a giovani disoccupati che andrebbero a sostituire chi non ce l’ha fatta. Quando il costo del biglietto avrà ripagato le spese iniziali, si potrebbe addirittura mettere in pratica l’intermodalità del trasporto pubblico, installando dei punti di partenza per deltaplani collettivi a S. Martino, Capodimonte ed a Via Caldieri, con tutto il cratere dei Campi Flegrei a disposizione per chi al lavoro vuole andarci godendosi il panorama. Tutto ciò, senza pensare alla possibilità di rivendere ai turisti più spericolati un tour fenomenale e agli utenti abituali che necessitano di fermate intermedie, dei fantastici paracadute monouso rigorosamente municipali. Tutto, ovviamente, da costruire, manutenere e gestire autarchicamente nel capannone affianco a quello dei rollerblade, più semplice di così……
Come dite? Come facciamo a ritornare a casa dato che c’è la salita? Beh, capisco l’entusiasmo, ma non esagerate adesso, in fondo vi abbiamo già risolto il problema dell’andata....


(Illustrazione a cura di Daniele Rossi. Per Info: kt-s@hotmail.it)